Nota: questo post doveva intitolarsi “modifica epica finita male”, ma poi c’è stata un’evoluzione…. e non è affatto finita!

Durante le ferie appena concluse ho avuto modo di usare per la prima volta la PS4 come lettore Blu-Ray e godere del cofanetto di Star Wars. (comprato su Amazon l’8 maggio e mai aperto!)

Scopro dunque che i tasti analogici R2 e L2 servono per il fast forward e il rewind. Nulla di male se non fosse che l’azione non è collegata alla massima pressione, ma parte anche a metà corsa o addirittura prima. Male!

Male perché ti arriva la telefonata, metti pausa e rispondi. Poi prendi il pad, fai ripartire la riproduzione e lo butti sul divano. In questo momento, a seconda di come tocca, ti ritrovi avanti o indietro veloce.

Il bello è che quello che pensavo essere un problema solo mio, forse un capriccio, è in realtà una seccatura per altri che ho sentito. Come lamenta il tizio qui. Sul serio la soluzione sarebbe posare il controller e non toccarlo? LOL

Un amico più smaliziato di me nel campo dei videogiochi mi ha spiegato che potrebbe essere un “accorgimento” per vendere più telecomandi PS4. Non ne ho idea, ma non mi “piegherò a questo”, ho pensato.

E se noi escludessimo a mezzo hardware le due levette incriminate? umhhh… si può fare? Teoricamente si ed è pure semplice, praticamente la cosa mostra delle piccole difficoltà realizzative che vedremo insieme.

Andiamo per ordine:

Rimuoviamo le canoniche 4 viti a croce sul retro del controller.

Poi apriamo la scocca. Ho usato vari spudger per essere il più delicato possibile ma sentivo sempre una resistenza nella parte centrale. Preoccupato che ci fosse una vite (nuova!) sotto l’adesivo, l’ho sollevato. Nulla, era solo una normale resistenza dovuta al fatto che non era mai stato aperto e le plastiche rimanevano più tese.

Una volta aperto il pad e sconnesso il ribbon-cable a 12 vie che lo collega ai circuiti del led nella parte posteriore della scocca, ho rimosso anche la batteria al litio.

Rimuoviamo il contenitore della batteria, la vite del PCB e il cavo che connette il touchpad alla scheda. Possiamo ora facilmente separare la scocca frontale da un supporto interno per PCB e motori della vibrazione.

Ora con la dovuta cautela rimuoviamo i il circuito flessibile con le piste al carbone per i tasti. È bloccato in diversi punti, ma si stacca con facilità se capite come sollevarlo. Se usate anche delle pinzette, fate come ho fatto io e prendete quelle con le punte arrotondate, il circuito rimane sempre abbastanza delicato e con pinzette diverse potreste danneggiarlo.

Si può finalmente osservare con attenzione la pellicola. Se vi chiedete come funzionano i pulsanti a carbone del vostro pad, eccone la spiegazione. È anche il modo in cui funzionano i tasti dei telecomandi TV, vecchi telefoni e chissà quanta altra roba.

Ad un osservatore più attento salterà subito all’occhio che le piazzole dei tasti R2 e D2 sono diverse da tutti gli altri. Perché?

Dunque, mentre negli altri tasti esistono due condizioni (premuto o non premuto), per i dorsali R2 e D2 esistono molte condizioni (quanto affondo è premuto?).

Se dunque per gli altri tasti abbiamo una lettura digitale, per questi due è analogica. Non cambia molto per il nostro progetto, ma era doveroso spiegare la differenza anche visiva tra le piazzole.

Per i più curiosi, i tasti R2 e D2 hanno una linea cuneiforme e dunque alla maggior pressione sulla piazzola corrisponde una maggiore superficie di contatto che significa minore resistenza.

Come fa però questa pellicola a trasmettere le pressioni dei tasti al circuito? Attraverso il connettore al centro. Questo connettore da 18 vie viene premuto su delle piazzole che vedremo tra un poco e così comunica con la scheda centrale.

Con l’aiuto del tester facciamo un rapido schemino per individuare quali sono i pin dedicati agli analogici dorsali R2 e D2.

Abbiamo detto che i contatti di R2 e D2 producono un segnale analogico, ma non sappiamo se quando il pad è assemblato i tasti facciano un poco di contatto. Non sappiamo se, ad esempio, all’avvio del pad viene misurata una resistenza di partenza e su questo tarata la posizione degli analogici.

Per questo motivo è opportuno verificare se, tante volte, il nostro pad non dia di matto a non vedere gli analogici dorsali collegati. Il modo più immediato per verificarlo è stato coprire i contatti sulla scheda centrale con del nastro kapton. Operazione delicata, ma è giusto il riscaldamento 🙂

Ecco il piano A

La mia idea era semplice, costruire delle lamine da chiudere nel sandwitch dei contatti con cui abbiamo appena giocato e interrompere il contatto all’occorrenza. Al prossimo post vi mostro come ho realizzato questa impresa e soprattutto perché il sistema delle lamine interposte non ha funzionato!

Ma non temete, mentre scrivo è già in corso l’applicazione della soluzione definitiva… forse.

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