Le favolose animazioni dei nostri rover robotici su marte, sulla cometa 67p eccetera ci hanno da sempre affascinato e coinvolto. Vedere a che punto è giunta l’evoluzione dell’elettronica e della robotica ti rende immediatamente felice di vivere in questo spazio temporale.

Tuttavia l’elettronica è anche il tallone d’Achille delle nostre sonde. Manda un rover su Venere, ad esempio, e durerà pochi minuti. Perché? Innanzitutto la temperatura media è oltre i 450 gradi centigradi, poi l’aria è satura di gas corrosivi e per finire c’è una pressione atmosferica spaventosa.

Brutta storia, i circuiti perderebbero i propri componenti considerando che si salda intorno ai 350 gradi e l’acido solforico presente nell’atmosfera non aiuta

Come la risolvi?

Jonathan Sauder del mitico JPL (Jet Propulsion Laboratory) della NASA ha avuto però un’idea… E se levassimo tutta l’elettronica? Voglio dire, l’uomo ha già di suo dimostrato ben 240 anni fa di poter creare degli automi programmabili interamente meccanici, come questo (che ha ispirato Hugo Cabret):

Sul serio! Un rover interamente meccanico o quasi. Lo scienziato ha provato a proporne uno completamente privo di elettronica ma è venuto fuori che un minimo è necessaria e dunque si è optato per un progetto che è in buona parte esclusivamente meccanico, ma non al 100%.

Se l’elettronica è assente, come si ricarica il nostro amico? Con una ventola montata sulla schiena o con dei pannelli solari in una versione più ibrida.

Come comunica però i dati alla Terra? Questo è davvero ingegnoso e potremmo sintetizzarlo con “segnali fatti con una torcia”. Certo, lo specchio è una superficie che riflette le onde del radar.

In pratica questo oggetto comunica con una sonda equipaggiata di radar mostrandosi “acceso” o “spento”. Così può usare il caro vecchio codice morse o una sua rivisitazione per inviare i dati. Stupendo!

Forza Venere, distruggi questi ingranaggi se ci riesci!