I miei genitori mi chiamarono Dormunt. Il mio nome significa “nato nel gelo” ed è dovuto al fatto che nacqui in una grotta del monte Khad’ak durante la notte più fredda che la mia razza ricordi. Mio padre dovette scegliere se salvare me o lui e la mia vita è il suo ricordo più grande.

Sono un orco, fiero di esserlo e pronto a far comprendere il mio valore a chiunque osi metterlo in dubbio.

Dopo che venni al mondo, mia madre tornò al villaggio sperando nell’aiuto degli altri in quanto moglie del defunto capo-clan. Non ottenne nulla! Rifuck “il senza cuore” non perse tempo per metterci tutti contro e prendere il posto di mio padre. Fummo banditi e dovemmo vagare per tutto l’inverno.

Mia madre arrivò quasi esanime alla casa di un ranger chiamato Saltabosco, un orco esiliato da anni. Saltabosco mi ha raccontato di avermi trovato ancora tra le sue braccia, il corpo morto di mia madre era stata la mia ultima coperta durante quel terribile freddo.

Fu Saltabosco ad insegnarmi tutto quello che so e a leggermi i diari di mia madre, rivelandomi le mie vere origini. All’età di 76 anni, Saltabosco morì lasciandomi un arco, una capanna e un dubbio atroce: vendicarmi contro Rifuck avrebbe macchiato anche il mio cuore?

Decisi di prendere qualche tempo e iniziai a viaggiare per conoscere il mondo, nutrendomi di avventure.

Queste sono le mie memorie…

L’alchimista

Arrivai ad Otaque per l’inizio della stagione autunnale, insieme ad un mercante di pellame chiamato Isn’nib, ancora oggi quando pronuncio il suo nome sento la puzza di cuoio bagnato e piedi che si portò per tutto il viaggio.

Isn’nib aveva un amico in Otaque, un elfo che doveva comprare tutto il carico di pelle secondo gli accordi presi sei mesi prima. Non fummo in grado di trovarlo e poco mi sarebbe importato, ma la mia paga dipendeva da quel maledetto elfo e dal suo contratto.

Mentre Isn’nib provava a piazzare le pelli al mercato, io iniziai a cercare l’elfo e dopo qualche pressione, due spinte e un ruggito il tappezziere Zert ha finalmente confessato: l’elfo aveva perso una buona somma di denaro al gioco, per via di un alchimista che frequentava la locanda del centro.

La sera mi recai da quelle parti e trovai, oltre a dell’ottima birra e una locandiera niente male, il famoso alchimista. Se ne stava al tavolo come un cliente normale ma i suoi interlocutori cambiavano in continuazione, sembrava stesse curando degli affari. Mi avvicinai e pretesi di parlargli anche io.

Il fabbricante di brodini scoppiettanti mi disse che l’elfo era stato ingaggiato per una spedizione di carattere storico, ma questa non aveva avuto un buon fine. Quando insistevo per saperne di più abbozzava che non sarebbe andato più a fondo con i dettagli per motivi di ordine professionale.

Mentre stavo decidendo se era il caso di incoraggiarlo a parlare col metodo orchesco, ha pronunciato una frase che ricorderò per sempre:

“Quello che mi servirebbe adesso è un Orco come te, forte e agile. Ti interessa un lavoro?”.

Pansai che lavorando per lui avrei trovato l’elfo e nello stesso tempo iniziato a guadagnare qualcosa per proseguire la mia avventura, dunque accettai.

Mi propose di continuare la spedizione dell’elfo, come manodopera per alcuni scavi di carattere storico.

La Spedizione

Quando accetti un lavoro del genere sai che puoi capitare in luoghi strani, ma non ti aspetti che per arrivarci devi passare per le fogne di Corburgh! Ma cosa mangia questa gente per produrre un odore così?

Fang, il mio cinghiale, non sembrava felice più di me di fare questa passeggiata. Continuava a guardarmi e in effetti io non seppi dargli una ragione precisa per aver intrapreso anche questa avventura.

Al momento giusto l’alchimista tirò fuori una delle sue pietre scintillanti e l’ingresso allo scavo ci apparve. Una specie di grotta scavata con scritte sui muri tra cui qualcuna che mi colpì paricolarmente:

“Lontano dall’oscurità tutto è freddo, ma giusto. Nell’oscurità c’è calore, ma c’è la fine.” e ancora “Oscurità. No oscurità”

Non sono un esperto in iscrizioni antiche e misteriose, ma l’idea di considerarlo un consiglio a tornarmene alla locanda passò più volte per la mia mente. Tuttavia il mio interesse si ravvivò nello scoprire che stavamo camminando su un fottuto tetto! Eravamo alle porte di una città sommersa, la curiosità vince anche la più razionale delle riserve a volte.

Raggiungemmo un buco che l’alchimista conosceva bene e ci calammo con delle corde. Una cappella! Una maestosa cappella antica tutta adorna di marmo rosso, con una vasca al centro.

Mi avvicinai e la vasca sembrava essere uno di quei paioli che usano i nani per fondere il metallo. Questo però era pieno di mercurio, materiale che secondo l’alchimista veniva usato in antichità per tenere lontani gli spiriti maligni o in rituali funebri di persone importanti.

Se riuscite a pensare ad un bimbo in un negozio di dolciumi, avrete la perfetta idea di come si comportava l’alchimista in quel posto. Scattava da un muro all’altro come un ratto, faceva schizzi, raccoglieva calchi. Parlava in continuazione delle Prime Popolazioni.

Seguendo un sentiero tra costruzioni franate e muri ancora perfettamente intatti giungemmo ad un ponte in pietra. Da bambino il ponte era sempre all’inizio delle storie di mia madre, ogni eroe giungeva ad un pericolante ponte e doveva decidere se proseguire o tornare a casa. Puntualmente il ponte crollava dietro di lui e io non sapevo mai se gli eroi che inventava proseguivano per coraggio o solo per trovare una nuova via del ritorno.

Sul nostro ponte, a segnare l’inizio di un’avventura fu lo spettro di un vecchietto, gentile e disponibile tanto da ricordarmi Saltabosco. Solo troppo tardi l’alchimista si è insospettito alle sue parole e ha scoperto che era una Bridge Haunt. La creatura ci minacciò subito ma gli ho parlato del perché eravamo lì e si è stranamente rabbonita.

Quando eravamo convinti di poterla superare fece uno scatto e scaraventò due dei nostri giù dal ponte. Le loro urla sembravano non avere mai fine. Il gruppo andò nel panico e ci dividemmo correndo un po’ dappertutto. Io mi ritrovai mio malgrado con l’alchimista, il nobile finanziatore della spedizione e pochi altri disperati.

Avviandoci per un sentiero giungemmo in una grande costruzione dove alcuni nani ci diedero prontamente battaglia. Non erano i soliti nani carichi di metallo e peluria. Queste creature erano più alte, dotate do artigli e con della roba nera che gli colava delle orecchie. Farfugliavano parole senza senso.

Respingemmo il primo agguato non senza sacrifici ma venimmo completamente sopraffatti dal secondo attacco. Mi privarono di tutto il mio equipaggiamento e mi fecero prigioniero. Quei maledetti esseri malefici rapirono anche Fang. Giurai che se avessero provato a mangiarlo, io avrei mangiato loro ancora vivi.

La Prigionia

Rimanemmo in questa stanza settimane, mesi forse. Legati e imbavagliati. Con l’umidità che provava ogni giorno ad ammuffirci. L’unica novità fu quella di un nuovo compagno, un’elfo del sole fatto prigioniero anch’egli.

Una strana figura, forse una donna, sembrava dare ordini ai nani e l’unica cosa che mi riuscì  di capire fu quella di conservare per ultimo l’elfo appena giunto. I nani a volte entravano e prelevavano un prigioniero per poi non portarlo più indietro.

Così persi di vista l’alchimista e tanti altri. Il nobile finanziatore della spedizione doveva sentire troppo la mancanza delle sue lenzuola di seta e delle sue donne perché un giorno si liberò e prese ad attaccare i nani…a mani nude. Il suo sangue arrivò fino a me mentre la lancia di una guardia lo trapassava da parte a parte..

Ricordo poco e male tuttavia di quei giorni. Per tutto il tempo è stato come avere una nebbia pressante nel cervello. E poi i sogni, le visioni…o erano viaggi?

So solo che il prezzo di rivedere mia madre e mio padre fu quello di vederli morire per me. Non tornavo mai felice da quei posti. Ma soprattutto non fui in grado di capire se ci andavo davvero!

Lo Strano Gruppo

L’elfo rimase con me, nessuno lo prelevò per portarlo chissà dove. Per giorni non sentimmo nessuno avvicinarsi a noi. Ci lasciarono legati e imbavagliati e io iniziavo a pensare che il bavaglio in fondo, non aveva un sapore cattivo, forse qualche morso poteva assopire la mia fame…

Da lì in poi, ecco com’è andata:

All’improvviso stii un gran vociare e dei passi avvicinarsi. Spuntò uno strano nano, tutto equipaggiato di ferraglia come piace a loro. Mi agitai tanto che forse spavantai lui e la sua strana combriccola, ma alla fine mi hanno liberarono.

Furono così gentili (o disperati) da offrirmi una balestra e 30 dardi. Poco più avanti incontrammo delle creature col cappuccio rosso e una falce, non capivo se fossero ostili o meno ma si avvicinavano sempre più, così li attaccai.

Mio padre guidò i miei dardi per diverse volte e riuscii ad avere la meglio su quelle creature con l’aiuto del gruppetto. Sconfitte, le creature – dei Redcap –  si dissolsero lasciando a terra delle borse. Le borse erano fortunatamente il mio equipaggiamento e quello dell’elfo.

Trovammo anche dei loro denti e sembra siano molto utili se portati a monile mentre si parla con Fey e Redcap.

Continuando a vagare in quelle strane stanze, ci trovammo di fronte una ruota con dei manici, la attivammo e una porta a si aprì mostrando una scalinata. Munin – lo gnomo – e poi gli altri cominciarono a parlare di pavimento bagnato e io pensai subito ad un’allucinazione come le mie perché il pavimento era asciutto e polveroso in realtà. Maledetto posto!

Un’altra porta da aprire, dall’interno si sentivano delle voci ma c’erano solo scheletri bizzarri. Una popolazione antica. Trovammo però il diario della mia spedizione.

La presente spedizione, guidata dall’alchimista Liborio Nefetus e dal nobile Karl Elfer, si pone come obbiettivo di riportare alla luce la storia delle rovine sotto la città di Corburgh. 
La città di Otaque ci è vicina, sarà un viaggio pericoloso e lungo e le rovine saranno un luogo che saprà mettere alla prova anche il più forte di noi.
Per troppo tempo la storia delle prime popolazioni che hanno camminato su quello che allora non era ancora il Regno degli Uguali, è stata ignorata. 

A quel punto pensai che fosse opportuno raccontare a tutti la mia storia.

La Sala dei Re

Quello che trovammo più avanti mi rimane molto difficile da spiegare. Aprimmo una porta e in una sala avvolta dall’oscurità c’erano tre piattaforme sospese nel nulla con sopra tre troni. Come per 3 Re.

I più coraggiosi tra noi provarono a sedersi sui troni e fu chiaro a tutti che stavano avendo delle visioni. Parlavano di caldo, voci e oscurità.

Io stesso sentii la voce di Saltabosco che urlava dal dolore e iniziai a correre sperando di raggiungerlo, per aiutarlo o anche solo per rivederlo.

L’elfo del sole, Sem, riuscì a calmarmi ed evitare che io divenissi un pericolo per tutta la spedizione.

Continuammo ad esplorare quel posto sempre più strano, trovammo una vasca piena di mercurio con dentro un uomo mummificato. Sem prelevò un campione di quel mercurio, credendo forse che lo avrebbe salvato dal male.

Le sorprese non erano finite.

Le Stanze Crollate

Arrivammo più avanti a delle stanze con i pavimenti completamente crollati nel vuoto in alcuni punti. Con la mia corda e tanta fatica riuscimmo a raggiungere una strana statua di una creatura ambigua: una specie di unione tra un pesce e un drago. A qualcuno nella squadra ricordava Erythnul, il dio del massacro.

Mi avvicinai ad un corpo solo per scoprire un altro ragazzo della mia spedizione morto. Ratnum… Mi aveva raccontato molto di lui e dei suoi sogni di comprare una fattoria. Sperai che ovunque fosse in quel momento, avessero almeno una fattoria per lui.

Un nuovo biglietto venne rinvenuto:

Nei miei studi passati ho imparato veramente poco riguardo il Viaggiatore. Una figura enigmatica, alcuni lo consideravano nient’altro che una storia che i bardi amavano raccontare nelle taverne. Una storia cupa ed affascinante. Essermelo trovato di fronte è stata un’esperienza […] Se penso che è in grado di manifestare il più totale controllo di sé e che sia così a suo agio con l’oscurità e il Fossile…è incredibile…mi sono sempre considerato un uomo alquanto sveglio e brillante, ma la sua mente eclissa la mia…lo servirò senza riserva alcuna.

Cominciai ad averne abbastanza di quella storia: Viaggiatore? Fossile? Fu di nuovo Sem a calmarmi e a raccontarmi ciò che sapeva del viaggiatore. Una figura enigmatica di cui suo padre, un fabbro, gli raccontava. Probabilmente una divinità scomparsa.

Il Lancio Del Druido

Dal momento che trovavamo pavimenti sempre più dissestati e nessuno voleva fare un bagno nell’oscurità, escogitai un sistema che ci salvò più di una volta: lanciare il Druido.

Tra noi vi era, come ho scritto, Munin. Era uno gnomo druido molto sveglio e disponibile, ma un poco lamentoso. Lanciarlo non mi lasciò privo di soddisfazioni. Per un attimo pensai anche di fondare uno sport su questa pratica.

Il druido trovò un cadavere rattrappito in una smorfia di dolore, anch’egli con una nota addosso:

Tutto ciò che è accaduto precedentemente, pare un ricordo lontano e a volte non sono nemmeno sicuro sia davvero accaduto. Mi guardo intorno e non riconosco nessuno di quelli che mi circondano, eppure sento che tutti condividiamo lo stesso amore. Questo è un nuovo inizio. Un inizio inaspettato, non credevo nemmeno fosse possibile, non potevo nemmeno immaginare come i miei orizzonti si siano ampliati.
La comprensione è tale da togliermi il respiro, eppure so di non sapere che un’infinitesima porzione della loro interezza.

Che diavolo voleva dire?

Intanto l’altra parte del nostro gruppo trovò ancora una annotazione:

Il Viaggiatore pare soddisfatto dei miei progressi. E’ rarissimo che qualcuno impari a comprendere il linguaggio dei…Fossili. Mi ha concesso di rimanere proprio per tale ragione, ne sono certo. E ora ho la possibilità di essere parte di tutto questo. E’ incredibile come questo senso di totalità sia a volte…travolgente, estasiante ma anche soffocante.

Dietro un altare lì vicino trovammo una stanza con quattro statue di guerrieri pronti a combattere, poi ancora una ruota e una porta. Gli altri, che erano rimasti indietro, cominciano a parlare di tre Re e un Serpente Gigante.

Mi distrasse però il ritrovamento di un orco che era sceso con me negli scavi. Morto in malo modo anche lui.

Nella stanza affianco ardeva un falò con vecchio mobilio e parte dell’equipaggiamento della mia spedizione, riconobbi diversi oggetti visti durante il viaggio.

Molti lanci del druido dopo, arrivammo giungemmo ad una statua crollata. Devo precisare che questi lanci non andavano sempre bene, ogni tanto il druido o un altro compagno rimanevano appesi sul nulla e tirarli sopra era una sfida. Ricordo di avere avuto la precisa sensazione di qualcuno che tirava uno dei miei compagni nell’oscurità.

Comunque raggiungemmo una sorta di accampamento abbandonato con un fuoco ancora acceso. Vi era una nuova nota, firmata da un certo Sirio.

Il numero dei morti è stato enorme. Portare le famiglie ancora prima che il Facterio fosse finito è stato un errore imperdonabile. Un errore per cui pagheranno loro. Ho ordinato che i livelli venissero sigillati, uno dopo l’altro e con ogni porta che si serrava alle mie spalle ho sentito la mia anima farsi più pesante.
Siamo tutti consapevoli dei nostri ruoli e delle giuste procedure, ma tutto questo poteva essere evitato. Ci dirigeremo a nord. Spero Elina, che non leggerai questa nota, spero che tu sia riuscita ad uscire da una delle altre uscite…se stai leggendo questa nota, significa che sei rimasta fra i condannati e se così è, lo saprò a breve e ti raggiungerò.

Tuo Sirio

Condannati? Facterio? Elina? Mentre pensavo a tutto questo un artiglio enorme spuntò da dietro la parete. Sembrava una via di mezzo tra un tentacolo e una mano che tastava lungo il muro. Di sicuro niente di buono!