Poco più avanti arrivammo ad un ponte pericolante dove il tentacolo continuava a muoversi a tastoni, quasi attratto da noi. Ce la cavammo per un pelo ma il tentacolo fece cadere il ponte tagliandoci la via del ritorno.

Quel momento fu solo parzialmente addolcito dal ritrovamento di qualche moneta d’0ro addosso all’ennesimo corpo morto. L’euforia durò pochissimo però, perché ci rendemmo conto presto di essere in un vicolo cieco. Un rumore, come di ratti si faceva largo nelle nostre orecchie.

Ratti non morti! Che si muovevano come in una nube, senza cadere nel vuoto! Passai di corsa un chiodo da roccia a Munin e non vidi il tentacolo colpire Luschien. Mi accorsi solo che il mio amico stava volando per la stanza così incoccai la mia migliore freccia. Furono i compagni a farmi rinsavire ed evitai di scoccare.

Quando però il tentacolo si avvicinò al nano che stava passando su una corda, scoccai. Dovetti almeno fargli un poco male perché si mosse di scatto e colpì me e i miei compagni.

Mentre controllavo le mie ferite però ebbi un’illuminazione: il fuoco! Forse il fuoco di una torcia che usavamo provocava questo interesse del tentacolo. Ricordai immediatamente l’inscrizione sulla porta:

“Lontano dall’oscurità tutto è freddo, ma giusto. Nell’oscurità c’è calore, ma c’è la fine.” e ancora “Oscurità. No oscurità”

Scoprimmo così che lanciando una torcia il tentacolo la inseguiva nell’oscurità.

La minaccia di Laucio

Ad un certo punto, mentre stavo attraversando un burrone con la mia corda, Laucio si avvicina ad essa con un coltello e pronuncia la sua minaccia:

Decidi Orco! O prosegui con noi senza reagire così avventatamente o tanto vale darti in pasto al vuoto!

Solitamente, avrei risposto con la spada a queste parole. Avrei squartato il mezz’elfo per aver tradito la mia fiducia, ma non c’era cattiveria nel suo tono. Era più come quell’amico che ti porta saldamente via da un tavolo dove stai giocando ubriaco e perdendo tutto. Laucio mi mostrò tutta la sua saggezza in quel momento e non potetti che stimarlo per questo.

A curare le mie ferite pensò Rundar il Nano. E dire che dalle mie parti orchi e nani si odiano.

Sempre più a fondo

Inseguiti dai topi scappammo verso l’unica porta in vista. Trovammo una stanza con solo una leva e, una volta azionato il marchingegno, l’intera stanza si immerse nella profondità di quel posto.

A quel punto vidi uno dei posti più strani della mia vita. Una sorta di piattaforma circolare che galleggiava su un lago. Non un lago sozzo e pieno di detriti però, un lago dal quale potevi sperare di veder emergere una ninfa.

Alcuni cadaveri morti in malo modo però mi ricordarono che quel posto non era nemmeno sfiorato dalla pace. Su uno di essi Mìril trovò una nota che parla di un tentativo disperato per far crollare quel posto.

Qualcuno aveva provato con degli esplosivi a sigillare qualcosa dentro, ma non tutto era andato come previsto a quanto era scritto.

A quel punto cominciai a capirci sempre meno e chiesi spiegazioni sul Facterio e tutto il resto ma nessuno seppe dirmi troppo.

Il gigante e il goblin

Fu mentre mi domandavo che diavolo di posto fosse quello che scorgemmo due creature intente a parlare tra loro. Dall’aspetto, in lontananza, sembravano un goblin e un umano molto molto alto. Mi ricordò quasi una misteriosa creatura di montagna che abita nelle favole della buona notte degli orchi.

Non ci fossimo trovati in tale situazione, avrei riso della scena che appariva abbastanza buffa. Una creatura enorme, alta più di 10 piedi china a parlare con un piccolo goblin.

Dopo aver vinto ognuno la riluttanza dell’altro, ci incamminammo su una passerella di pietra che sembrava galleggiare sull’acqua. Appena fui vicino a sufficienza scorsi Fang! La mia Fang! Così mi avvicinai di corsa ma il gigante mi scaraventò via con il solo pensiero, come si fa con una pagliuzza che il vento ti porta sul viso.

Mentre mi riprendevo a malapena dal colpo subito, sento il gigante congedarsi dal goblin:

“Vedo che hai ospiti. Ti lascio a loro. Ricorda però di quello che ti ho detto: io e te ci rivedremo!”

Ci avviciniamo al goblin ormai solo e Fang, che riposava al suo fianco sembrava stare bene, tuttavia non mi notò quasi. La mia Fang!

Ovviamente tutta la nostra triste e stanca combriccola chiese al goblin come diavolo uscire da quel posto orrendo e lui, stranamente ci indicò la via. Chiese però prima di parlarci:

Kilo Alpha

Il suo nome era Kilo Alpha, sapeva già chi eravamo e perfino della mia prigionia. Ci disse che il Viaggiatore si trovava in quel luogo per assorbire tutto il potere dei Fossili. Questi Fossili erano fonti del potere antichissime e il Viaggiatore lo cercava tutto per se.

Ci parlò anche della stirpe di Illithid, creature conosciute anche come Mind Flayers. In sintesi questa Stirpe di Illithid fu decimata dal viaggiatore che, a rimembranza della nostra fortuna, sapeva già che noi eravamo lì.

Qualcuno tra noi si fece coraggio e chiese lumi sull’identità di quel gigante visto pochi minuti prima. Kilo Alpha rispose:

“Se lo incontrate vi auguro una morte rapida. Si chiama Nemno ed è bene non accettare nulla da lui.”

Dissi tra me e me che Nemno poteva ficcarsi tutto quello che ci avrebbe offerto su per il suo peloso deretano, se quelle erano le condizioni!

Con qualche piccola insistenza, sorvolai su tutte quelle questioni di importanza capitale per giungere a quello che in quel momento mi premeva di più: la mia piccola Fang! Kilo Alpha cedette e me la restituì facendola rinsavire. Da quel momento seguii a mala pena i discorsi che gli altri facevano col goblin.

Pareva che il Viaggiatore si chiamava così per via della sua abilità nello spostarsi tra realtà. Che diavolo significava una cosa del genere devo ancora capirlo pienamente! Il suo nome, se ricordo bene, era Kuran Logenhein Yuraw benchè in quel momento me ne importò molto molto poco.

Kuran Logenhein Yuran, il viaggiatore

Il goblin descriveva questa creatura come un nemico molto abile, manipolatore e dal grande seguito, più o meno volontario. Kilo aveva un piano per fermare l’assorbimento del potere dei Fossili da parte di questo Viaggiatore: far collassare l’intera Ascensione.

Il piano era semplice: entrare nella camera dove stava operando Logenhein e distruggere tutto, scappando prima di rimanere distrutti anche noi.

È bene ricordare che noi orchi siamo creature dalla mente semplice e poco abbiamo a spartire con grandi strategie o piani sopraffini. Quando si tratta di far collassare cose però, riusciamo a renderci utili quasi sempre!

Kilo Alpha aveva una pietra con se. Una strana pietra che disse poteva trasportarci via da quel posto, ma solo se ci troviamo nel suo raggio d’azione. Insomma era la nostra unica via di fuga dopo aver distrutto tutto, ma il goblin l’avrebbe attivata quando necessario trasportando solo chi riusciva a trovarsi vicino a lui.

Il goblin fu anche in grado di spiegarci cosa avremmo trovato nella camera dove Logenhein stava rompendo il sigillo per accedere al potere: delle torce magiche che tenevano su l’intera stanza, Logenhein che fa il suo rito accerchiato da molti collaboratori assoggettati al suo potere.

Kilo continuò a spiegarci che Logenhein è una creatura dai poteri mentali molto spiccati, capace di ignorare completamente le emozioni. Pare fu lui a provocare in Kilo Alpha il grande cambiamento che lo portò alla fine in quel posto, a interessarsi di quelle cose. Del viaggiatore apprendemmo anche che era accompagnato da una figura femminile con una maschera e dalla sua fidata falce: la Nera.

Decidemmo di riposarci in una cappella per riprendere fiato prima dello scontro con Logenhein .

Il giuramento

Capii che la situazione poteva divenire facilmente il capitolo finale della mia vita e decisi di onorare quell’avventura legandomi per sempre ai miei nuovi compagni. Come le creature d’onore fanno, come ogni orco sa: giurandoci fiducia nel sangue.

Ognuno di noi si tagliò con la propria arma e la gettò in mezzo al cerchio che avevamo formato. Il nostro sangue gocciolava su quel cumulo di lame. Introdussi al giuramento orchesco tutti i compagni e pronuncia la formula che sigilla questo sacro patto:

“Possa questo che sgorga essere il solo sangue amico che toccherà queste lame. Possano sempre essere in grado di ricordare la nostra fiducia giurata. Che perisca colui che, di questa compagnia, pensa al tradimento. Che torni a bagnare queste lame con il suo sangue colui a cui mancherà la fiducia verso il suo compagno. Possano queste armi combattere fino a spezzarsi per proteggere l’amicizia che ci lega. Da qui e per sempre!”

Che l’onore sia con noi

Quando gli incantesimi di protezione furono eseguiti e gli equipaggiamenti ben fissati ai corpi, quando le lame furono affilate e le pozioni approntante, partimmo alla volta della camera dell’ascensione.

Ci arrivammo attraverso una serie di corridoi antichi, camere con statue e gente morta secoli addietro. Trovammo addirittura quelli che sembravano i cadaveri dei tre Re, forse i fondatori del Facterio: qualunque diavolo di cosa fosse.

Giungemmo finalmente alla camera dove il Viaggiatore stava operando le sue magherie. Attorno a lui un’infinita schiera di creature la cui mente sembrava essere spenta. Riconobbi quel matto dell’alchimista e individuai una donna, un orco e un Mind Flayer nella combriccola.

Mentre Lucien provava a dare corda a Logenhein con le chiacchiere, questi lo ignorò completamente e disse: “da quanto tempo Kilo…”.

Lucien ci provò nuovamente ma ad un certo punto si bloccò. La donna mascherata si rivelò essere sua madre! Lui provò a non crederci ma senza che noi potemmo capire nulla, cadde in ginocchio all’improvviso.

Continua…