Ecco la ballata che ha segnato l’ingresso del mio nuovo personaggio (Rufus il Mago) nella campagna del master Nicola in D&D 3.5 .

Potete ascoltarla letta da me. 🙂

Questo di Furius è il gran racconto,

di come un mago subì il tramonto,

non vi stupite avventori cari,

che di mali, ve ne son più rari.

 

C’era una sera alla locanda,

tra il puzzo l’unica a saper di lavanda,

una donna vergine ma tutta già rotta,

che celar intendeva d’esser gran mignotta.

 

A Furius questo non parve brutto né bello,

in quella sera la birra gli nascose pure l’uccello.

Cambiò la luna, fu pronto il raccolto,

a passar un mese non ci volle molto.

 

E così, dopo un oste, un fabbro e un bardo,

ella riferì a Furius che quel gonfiore non era lardo,

a nulla servì inveire e dar di sbotto,

ella affermava che suo era il fagotto.

 

Il padre di lei divenne furioso,

lo calmò di poco la promessa di uno sposo,

si guardava Furius senza rispetto,

e una mano sempre pronta allo stiletto.

 

Il padre di lui non fu da meno,

fosse stata madre gli avrebbe negato il seno,

trattò Furius con gran disprezzo,

minacciando di scendere fino al ribrezzo.

 

Il ragazzo, tentò di restare in riga,

non era bello penar di figa.

Furius pensò alla morte, anche al boia,

con più amore che per quella gran troia!

 

E per salvarsi le vie le provò tutte,

senza scansare finanche le più brutte.

Dell’ultima però non si canta a festa,

Furius la prese ma gli segnò la testa.