Ad ogni passo mi voltavo indietro, aspettando che Laucio all’improvviso uscisse da una maledetta nube di fumo verde o da un portale. Ma non successe mai e con il cuore pregno del suo ricordo provai ad andare avanti. Provai a fare tesoro del suo insegnamento e dei suoi consigli.

Il vulcano spento

Il luogo dove ci porto Kilo Alpha era stranamente tranquillo dopo il furore della battaglia contro Logenhein. Si trattava del ventre di un vulcano spento o almeno così si sarebbe detto non sapendo altro di quei misteri. Il suolo era ricoperto di erba verde e rigogliosa mentre in cielo si scorgeva una tempesta di neve che però mai toccava il suolo, era come osservarla in una palla di vetro. Se ad essere chiusi in una bolla eravamo noi o la tempesta lo avremmo scoperto prestissimo.

Più o meno al centro di questo vulcano si trovava un pilastro con delle strane iscrizioni. Le ignorai bellamente in quel momento perché le mie attenzioni erano richieste da Munin. Il mio compagno giaceva a terra e privo di sensi, iniziai a scuoterlo come insegna la cultura orchesca in caso di emergenza ma Kilo mi fermò.

A quanto pare sapeva meglio lui cosa fare. E quando mai!? D’un tratto mi accorgo della sua tartaruga gigante che apprendiamo chiamarsi Olmo. Per quanto mi riguarda, essendo cresciuto in una zona montuosa, delle tartarughe ho solo sentito parlare nei racconti. Più che altro del brodo di tartaruga! Ma Olmo non era il genere di tartaruga che ti permetteva di pensare ad un brodo… Alta quasi quanto una casa e grande come una tenda da mercato, mostrava chiaramente che era lei a sopportare la tua presenza e non viceversa.

Ancora quel Kilo

Kilo, che mi è sempre meno simpatico, ci invita nella sua capanna dove comincia a parlarci mentre si prende cura di Munin. Farnetica che Laucio è morto a causa sua e che tutti i nostri sforzi sono stati vani nel fermare Logencoso.

Stizzito da questa sua aria di sufficienza di fronte alla perdita del caro amico, scelgo di non piantargli una lama nel cranio ed esco fuori a confidarmi con Fang. Parlare con il mio adorato cinghiale mi chiarisce sempre le idee, Fang è in grado di capire quello che dico e aiutarmi a trarre le giuste conclusioni. Proseguire o meno questo cammino contro un nemico tanto potente quanto indecifrabile per me? Cercare qualcuno che può aiutarci? È davvero la mia guerra? Cosa spinge la mia compagnia verso un destino di dolore? Come vendico Laucio?

Tra le domande e l’abbattimento nel cuore, passo dei giorni fuori dalla capanna, distaccato dal resto del gruppo.

Finalmente Munin

A scuotermi e riportarmi al mondo è il risveglio di Munin, quel piccoletto si desta mostrando a tutti di che pasta è fatto! Le ferite riportate non sono da poco e pare che mai si riprenderà del tutto da quelle procurate dalla “nera”, la terribile falce di Logenhein.

Kilo prepara dunque una cena per tutti, tira fuori dell’ottima birra, e ci parla più approfonditamente del nostro nemico.

Logenhein, chi vuole saperne di più?

Logenhein è probabilmente impegnato ora nella ricerca di altri fossili, la sua vera ossessione. Scopriamo che è molto vecchio e il suo vero nome è Maesteroptis Zavor Logenhein Yuran. Sorrido pensando a quando dovranno scriverlo tutto sulla sua lapide, se mai gliene concederò una.

Kilo ci racconta anche degli Illithid, la stirpe di Logenhein che viveva in un’isola a nord prima del massacro perpetrato da questo mostro. Ora, i pochissimi sopravvissuti sono migrati in occidente, per mare.

Scopriamo anche che Logencoso ha addirittura una serie di soprannomi, tutti altisonanti e pregni di significato. Questi sono sicuro che non glieli lascerò scrivere sulla lapide!

Il viaggiatore, perché è in grado di viaggiare attraverso le differenti realtà. Non credo di aver capito appieno cosa significa.

Colui che ha il Dono, perché sembra sia in grado di parlare coi fossili.

Kuran, è il nome che gli hanno assegnato i sopravvissuti della sua razza, significa “rinnegato” o “distaccato dalla sua razza”. Avranno finito le parolacce nella loro lingua, ma vedrò di aiutarli a migliorare.

Lo slegato, non ha nessuno a questo mondo che può influenzarlo.

Vento Nero, perché grazie alla sua falce, la “nera”, può colpire come il Vento Nero. Che sarebbe un vento tossico tipico della sua isola natale. Peccato non se lo sia portato via dalla culla!

Kilo continua a raccontarci di come Logenhein è stato bandito dalla sua razza che però non odia. È un tipo estremamente freddo e pragmatico, con una sua etica.

Kilo ci mostra poi nei dettagli il pilastro e scopriamo rappresentare la storia della sua tribù, di come è stata annientata dagli Illithid. Questi ultimi sono giunti come studiosi, interessati ai fossili. E pare che ad animare la “nera” sia proprio un fossile, forse il primo trovato da Logenhein.

Ci viene narrato di come quel mostro è entrato in contatto con un fossile e abbia poi ucciso ogni creatura avesse a tiro tranne Kilo, senza spiegare granché sul motivo.

Logenhein aveva anche una donna, Selinor Leobakan For, che sarebbe davvero interessante trovare a mio avviso.

A 230 anni Logencoso entrò in contatto con l’Accademia ma fu respinto e di risposta uccise il Gran Maestro con tutti i suoi seguaci.

Il tempo di Richard

Richard l’ho conosciuto dall’inizio dell’avventura con questa compagnia, è stato sempre con noi, ma non abbiamo mai fatto davvero conoscenza. Più che altro perché tra tentacoli e pazzi furiosi (con la propria etica certo!) non è facile fermarsi a scambiare due chiacchiere, senza birra poi è impossibile.

Parla con Munin di un castello infestato e pare che noi dobbiamo risolvere la situazione. La questione è precedente alla mie entrata nel gruppo, ma accetto di aiutare perchè è quello che avrebbe voluto Laucio.

Kilo dunque fornisce a Munin un pendaglio che potrà essere usato una sola volta per chiamarsi, con la promessa di contattarci se avrà novità riguardo a Logencoso.

Una nuova avventura

Kilo ci trasporta in un posto innevato, freddo anche per me che sono nato tra i monti ghiacciati. La prima cosa che mi viene in mente è legare tutti con una corda in modo da evitare di perdere amici nei crepacci che sicuramente nasconde la neve fresca.

Poche ore di camminata e troviamo una grotta con teschi e ossa mangiucchiate all’ingresso. La neve rivela impronte di piedi umani, di un tizio che gira con una sola scarpa a quanto pare.

Con prudenza e secondo un mio piano, controlliamo la grotta che sembra abitata dato che al centro vi sono ben due calderoni enormi sul fuoco, una gabbia e lerciume vario.

A seguito di un malinteso -difficilmente dimenticabile- sul rapporto di Munin che era andato in avanscoperta, faccio scattare una trappola o meglio un allarme. Delle ossa appese al soffitto iniziano a cozzare tra loro e producono un notevole rumore. Delle voci ridono in fondo ad una stanza ricavata nella roccia. Scappiamo!

Appena fuori dalla caverna troviamo una creatura enorme che stava banchettando con qualcosa appena cacciato. Gli sparo una freccia quando vedo volare lo scheletro della preda appena divorata, ma a quanto pare non gradisce la cosa e mi attacca a pugni. Cado sotto i suoi colpi.

Fortunatamente i miei compagni mi curano e continuano l’attacco che termina con Munin che lo uccide valorosamente.

Proseguiamo il cammino e sentiamo in lontananza il verso di un animale. Deve essere qualcosa di grosso. Scopriamo si tratta di un Orso che è per metà dentro una tenda a rovistarne il contenuto.

Io e il druido ci avviciniamo e proviamo a parlargli. L’animale si allontana quasi correndo e nella tenda troviamo un cadavere umano col quale stava banchettando.

D’un tratto la tenda si chiude sopra di me, come una trappola!

La vergogna

Essere messo in trappola così stupidamente e per due volte prima che la luna spunti in cielo, è di per se una grande vergogna, ma mai come quella che provai quando venne fuori che la tenda era la trappola di un ciclope. Insieme alla sua banda di criminali probabilmente terrorizzavano i passanti e cosa hanno fatto i miei compagni invece di combatterlo e ucciderlo? Hanno pagato un riscatto per liberarmi… Un riscatto! 500 monete d’oro che peseranno sulla mia coscienza più di 500 colpi di ascia.

Dopo 4 pavidi goblin e tante ore di camminata al freddo, giungiamo alla Selce dei Bardi, una cittadina abbastanza ricca e organizzata che con un nome del genere mi fa pensare a tante locande e tanta birra!

Mercenari senza scrupoli

Mentre andavamo in giro per la città in cerca di rifornimenti e sollazzo assistiamo all’arresto forzoso di un tipo, ma decidiamo che non sono affari nostri e non interveniamo.

Poco più avanti la scena si ripete con un orco e uno gnomo, entrambi trascinati via da questo gruppo di mercenari maleducati e prepotenti. A quanto pare stanno arrestando dei disertori della guerra di Crlburgh.

Dopo aver comprato roba all’emporio senza essere riuscito a farmi scontare nemmeno un bronzino, faccio per riunirmi col mio gruppo e vedo che hanno messo al palo l’orco e lo gnomo appena arrestati.

Per parlargli senza farmi scoprire dai passanti e dalle guardie intono un canto orchesco modificando le parole e il tizio inizia anche a rispondermi a tono. Mi spiega che non voleva arruolarsi ma si trova lì perché beccato a rubare, certo per bisogno e non per avarizia o diletto.

Non posso fare nulla per salvarlo ma cerco di capire come posso aiutare magari la sua famiglia. Mi parla di sua sorella Kaya che però ha perso di vista.

Miril, Miril!

Miril, che non poteva rimanere impassibile alla violenza dei mercenari, evoca uno scarabeo gigante e un millepiedi per darci il tempo di liberare i prigionieri distraendo il contingente. Peccato che non ci ha informato prima e ci trovavamo tutti in posizioni di grande svantaggio. Ad esempio io ero circondato.

I mercenari cominciano ad uccidere cittadini, gente innocente muore e prendono di mira anche noi. Un misterioso e potente cavaliere giustizia sul posto un fuggitivo. Anche io inizio a tirare delle frecce, anche se non ho ben chiaro a chi…

Mi offrono la resa, certo! Sarebbe la perfetta conclusione di una serie di vergogne indimenticabili. Rispondo come si confà ad un Orco:

Come osi offendermi proponendomi la resa?

Mi atterrano e perdo i sensi, forse sono morto, ma almeno stavolta senza vergogna!